04 settembre 2008

Mano del padre

Oggi sono stanco, il tempo è brutto e non ho voglia.


Non mi va di dare spiegazioni, l'opera ritrae un bimbo con una mano blu in faccia.

Ciao.
P.S.: niente lamentele.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Nei viaggi solitari esiste una pienezza diversa di sé. La possibilità di vivere in territori neutri, in mezzo a persone che abitualmente parlano una lingua diversa, il fatto di adattarsi ad un’architettura e a un paesaggio stranieri, producono uno spiazzamento delle nostre certezze e, se si è veramente onesti e sinceri, permettono di scoprire chi si è. In sostanza, tutti i viaggi che si fanno sono solo la figura di quell’altro viaggio all’interno di noi stessi che inizia nel momento in cui nasciamo e finisce quando Dio vorrà. Non c’è viaggio più avvincente di quello che ognuno può fare alla scoperta di sé. E ci sono, naturalmente, molti modi per fare questo viaggio.

Pier Vittorio Tondelli, L’abbandono

Anonimo ha detto...

....Tutti gli esseri che incontriamo «sono» noi stessi. Ciascuno di loro porta una parte essenziale del nostro enigma, sono messaggi cifrati, misteri che dobbiamo chiarire per capirci e diventare quelli che siamo. Nostra madre, nostro padre, i nostri fratelli e le nostre sorelle, i nostri congiunti, i nostri figli, i nostri amici, i nostri colleghi, sono altrettanti arcani da svelare, tanti messaggi che la nostra anima invia a se stessa. Ciascuno di questi esseri è il nostro stesso essere. Ci costituiscono. Detengono il segreto della nostra identità...
Dal Fuoco Liberatore di Pierre Levy