13 maggio 2009


"Mezzo uomo nero, mezzo uomo morto, che la morte è l' unico futuro certo che sicuramente ci tocca...
E' bene ricordarsene di quando in quando"

22 aprile 2009

oni

ok, la bonomia impera nella mia piu recente produzione, ma considerate che è un decoro per una sacca porta katana...per la verità il mio primo progetto era un disegno a piu soggetti, "puffi vs orsetti del cuore" sul modello delle centauromachie classiche, ma tutte le volte che lancio idee simili  il possessore di sacca e catana  inizia a parlarmi dei danni proditti dall'ossidazione da emoglobina sulle lame di acciaio al carbonio...inizio pure a sospettare che voglia comunicarmi  qualcosa ma che volete che ne capisca io di metallurgia...

20 aprile 2009

alcuni lavoretti piu grafici semplici semplici




ringrazio pubblicamente Gilda di girolamo per avermi notevolmente, mooooolto notevolmente aiutato con la colorazione di alcune di queste immagini.
D'altrocanto come mi insegna il mio saggio amico Emi, se non sai fare una cosa la soluzione ideale è il ridurre in schiavitù un amico più competente di te, e nella mia vita posso ben vantarmi di aver praticato le piu svariate forme di incompetenza.
;D

Sirena

Signore e signori il mio primo post sul Blog.
Evviva!
ecco questa è l'immagine del mio ritorno all'illustrazione dopo taaanto tempo.
Spero che voi, accidentali visitatori del blog, stimate personcine capitate  qui dentro accidentalmente durante ardue sessioni di dure ricerche su siti porno possiate apprezzare la mia opera.
La persona cui era destinata almeno l'ha apprezzata fate lo stesso e spargete la voce.
:D

18 dicembre 2008

Buon Natale...

Sì, sì, ridete... cantate e gioite... bravi.

Mentre voi rendete ben visibili le vostre case con festoni e luminarie, c'è qualcuno che conosce il vostro nome... ce l'ha su una lunga lista.

Siete tra i buoni o tra i cattivi?

Per i buoni i doni... e per i cattivi?

Vi siete mai chiesti cosa mangia tutto l'anno? E stiamo parlando di un ciccione di mille e più anni, che riesce a fare il giro del mondo in una sola notte... mica gli scappi a quello!

Sì, ma voi cantate, siate più buoni... tranquilli che tra un pò arriva.



E' natale! Gioite, cantate, fate doni e amatevi... finchè siete in tempo.

Auguri... auguri...

09 settembre 2008

Giardinaggio

L'arte funziona un pò come il giardinaggio... il seme di un'idea ispira l'artista, questa pian piano cresce, ritoccata dagli strumenti appropiati (pennelli e colori per l'artista, cesoie e fertilizzante per il giardiniere).





Celso non fa eccezione, semina il seme di un concetto nel giardino della sua creatività e spuntano e crescono nuove opere. Solo che lui lo fa con cesoie, pennelli, fertilizzante e colori tutto assieme.

Ecco una foto del giardino di Celso.

Il problema è diserbare...

Per consulenze botanico/artistiche rivolgetevi liberamente all'indirizzo:

mafficelso@hotmail.com

04 settembre 2008

Mano del padre

Oggi sono stanco, il tempo è brutto e non ho voglia.


Non mi va di dare spiegazioni, l'opera ritrae un bimbo con una mano blu in faccia.

Ciao.
P.S.: niente lamentele.

04 agosto 2008

Cosa ha fatto Celso nel week end

“Il Grande Nord.”
…Cani da slitta… che vita di merda!

“Il grande nord” , l’ultimo film proiettato in dojo per la rassegna: serate cinematografiche allo Z.N.K.R. , film più dibattito e tanta pappa.
Premetto che a me questo film non è piaciuto.
Non mi è piaciuto esteticamente e questo può rendermi vagamente refrattario ai suoi contenuti.
Se cercate una ponderata ed obiettiva critica cinematografica, vi conviene guardare altrove, io vi ho avvisati.
Come dicevo questo film non ha suscitato i miei entusiasmi:
non mi è piaciuta la ridondanza della fotografia, la continua ricerca della bella immagine e del paesaggio suggestivo; non mi è piaciuta l’enfasi con cui la colonna sonora sottolineava ogni “bella scena” ; non mi è piaciuta la struttura ibrida del film, a metà strada tra il documentario e il racconto intimistico, un po’ l’ uno e un po’ l’altro senza essere compiutamente nessuna delle due cose; non mi è piaciuto il tentativo del regista di costruire un’ epica attorno alla “normalità” della vita del protagonista.
Certo è pur vero che si tratta di una normalità completamente aliena dal nostro vissuto, e statisticamente poco praticata (anche sulle montagne rocciose dello Yukon non è che la professione di cacciatore di pelli sia più molto diffusa), e proprio dal confronto tra le due quotidianità, quella del cacciatore e quella dello spettatore il film trae forza e suggestione “esotica”.
Non dimentichiamo però che il protagonista è nato, e cresciuto, e sempre vissuto in quel contesto: cani da slitta, pellicce, notti a –40°c e tutto il resto; Non sono sicuro che per lui attraversare i grandi spazi del suo territorio di caccia, o costruirsi una casa di tronchi sia tanto diverso, emotivamente, dal fare il pendolare per andare al lavoro e friggersi gli occhi di fronte ad uno schermo per otto o nove ore; cioè, sicuramente cose diverse danno emozioni diverse; sicuramente il suo stile di vita lo pone molto più a contatto con ciò che noi, stabilendo una categoria squisitamente culturale, siamo soliti definire “natura”; ma vorrei sottolineare che ciò che a noi spettatori sembra tanto suggestivo rientra nella dimensione più quotidiana, più prosaica, della vita del protagonista: Io ci muoio se mi mettete nelle condizioni climatiche ed ambientali di Norman, il cacciatore, ma voglio vederlo ad uscir sano di mente da una settimana “ impiegatizia” a Milano.
Scrivo questo perché la pellicola, benché sia francese (cosa che l’ autore dell’articolo considera già di per sé un difetto), ha offerto tutta una serie di interessanti spunti di discussione sul rapporto uomo-natura e, più in generale, tra l’uomo e il suo contesto, e sui vari modi di essere presente in esso, di essere guerriero , cacciatore ecc… anche domande del tipo: “Quanto può esser difficile, vivere in quel modo, in quell’ isolamento, dipendendo sol da sé per la propria bruta sopravvivenza, rapportandosi più con la terra e i propri cani che coi propri simili ? E quanto può esser facile invece entrare in contatto con le proprie emozioni e sensazioni quando ci sono solo quelle da ascoltare e il rumore del vento? E io che invece me ne sto a Milano, Lecco, Varese ecc…io che calpesto asfalto, e cemento, e mattonelle più che erba che dovrei fare allora?
Detto questo la visione del film è stata comunque una bella occasione per farsi domande e notare cose. Per esempio io sono stato molto colpito dal rapporto del cacciatore coi suoi cani. Anch’io, come immagino molti tra coloro che mi leggono ho avuto un cane: una boxerina affettuosissima che negli anni è diventata la mia “sorella pelosa”, la cui utilità pratica si limitava alla funzione di Scaldapiedi aromatizzato al cane bagnato d’ inverno e ferma porta d’estate…l’ ho amata molto e molto mi sono divertito con essa. In effetti la mia, ma penso di poter dire “la nostra” relazione coi nostri compagni animali, è essenzialmente di tipo affettivo, essi dipendono in toto, o quasi, da noi per la loro sopravvivenza e noi ci gratifichiamo affettivamente attraverso il nostro reciproco relazionarci, senza che il nostro continuare a mangiare o respirare abbia più di tanto a che fare con quello che i nostri animali domestici sono o sanno fare.
Attraverso il film ho potuto vedere una realtà relazionale completamente diversa: se è vero che la muta di cani del trapper dipende da lui per non finire in pasto ai lupi, è altrettanto vero che la dipendenza è vicendevole, che senza di essi il cacciatore non potrebbe neppure attraversare il suo vasto territorio di caccia, controllare le trappole, trasportare le pelli ecc…nulla che non potrebbe fare anche con una motoslitta ( come l’ amico che ad un certo punto del film Norman va a trovare ), solo che i cani hanno anche il vantaggio di tenere un po’ più compagnia di una motoslitta.
Fin qui le cose sembrerebbero esser chiare e comprensibili: un rapporto più adulto e paritetico tra il trapper e la sua muta, un’ utilità reciproca in cui bipede e quadrupedi fan parte dello stesso branco ed insieme sopravvivono in condizioni ostili, un “branco misto” di cui Norman è il maschio alfa, il tutto cementato da relazioni gerarchiche ed affettive ( dopo settimane di solitudine immagino che parlare coi propri “compagni di caccia” possa essere utile al proprio equilibrio psicologico ).
Solo che io questo profondo legame tra l’ uomo del nord ed i suoi cani non l’ ho visto, o almeno non mi sembra che il regista lo mostri.
Probabilmente la mia percezione della cosa è alterata da quelle che sono le mie personali esperienze nel rapporto con un animale, un rapporto che , come da premessa non è un rapporto tra adulti: un cane domestico occidentale è tendenzialmente un eterno cucciolo, eternamente dipendente e di utilità più che altro affettiva. Norman invece mi sembra curiosamente privo di empatia nei confronti dei propri cani, si rapporta ad essi come io mi rapporterei ad un attrezzo agricolo, e le cure che serba loro sembrano, per l’ appunto la manutenzione di un attrezzo. E’ vero che una considerevole parte del film è dedicata alla relazione prima col suo cane preferito e poi, dopo la dipartita di esso, con la sua sostituta tanto nella muta quanto nei suoi sentimenti…ma la mia impressione è che molti di questi sentimenti siano vincolati alla bravura-utilità di questi cani all’ interno della muta. Il suo amico cane ci è da subito presentato come capomuta, come il cane più utile, i suoi compagni che pure sono ugualmente immersi nella neve e passano le loro giornate trascinando in giro Norman e il suo carico di pelli, trappole ed attrezzature sembrano affettivamente neutri, irrilevanti per il cacciatore, come se, perennemente immerso nei grandi spazi del nord, nel suo cuore non vi fosse spazio per provare affetto per più di un cane alla volta. Probabilmente la relazione tra il trapper e i suoi cani è anche più sana ed evoluta di quella che io ho sempre avuto coi miei animali domestici, però cacchio, se qualcuno, cane, persona o rettile si sbattesse per la mia sopravvivenza la metà di quanto fanno i suoi cani forse sarei un poco più espansivo ed affettuoso nei suoi confronti… Io però sto scrivendo comodo ed al calduccio di fronte al pc e non mi sono mai trovato in situazioni tanto estreme, non so quindi valutare quanto la durezza delle condizioni ambientali può influire su questo genere di relazioni. Mi limito solo a notare che quando a Norman muore il cane e gli viene offerta una sostituta nella muta egli inizialmente rifiuta di rapportarsi ad essa, ma non perché il posto che l’amico dipartito occupava nel suo cuore non potesse esser colmato da un altro cane, no la nuova cagna è rifiutata in quanto inutile, perché è un cane da corsa e non da tiro, perché non è “produttiva”. Solo quando essa si rivelerà utile, salvandogli la vita, solo allora il rapporto tra i due sembrerà mutare e farsi più affettuoso; gli altri cani, quelli meno pronti a gettarsi in un lago ghiacciato con slitta, bardature e quant’ altro per salvare il loro affezionato padrone resteranno sullo sfondo, sia della storia che dell’affettività del cacciatore.
Buona parte della pellicola è basata sul trapper che si relaziona col suo ambiente, su Norman che vive la vita di Norman, il rapporto coi cani ne occupa una bella fetta, più del rapporto con la propria compagna verrebbe da pensare ( di certo nel film parla più col suo cane che con essa ), quello che invece non c’è è il rapporto con le sue prede, che si vedono pochissimo, quasi per nulla. “Ma come?”, mi son detto: “un film su uno degli ultimi cacciatori di pelli quasi completamente privo di prede?”. Sembra che il cacciare, l’uccidere qualcosa che era vivo al fine di sopravvivere, non comporti per il cacciatore nessun significato particolare, tutto sembra ridursi ad un: piazzo le trappole, dopo un po’ torno a prender i corpi, li scuoio e quando ne ho abbastanza scendo in città e vendo il tutto. Mi aspettavo qualcosa di più profondo al riguardo, non dico ringraziamenti allo spirito di lontre e castori o una qualche forma di ritualità del cacciare, ma almeno un segno del riconoscere un legame con le proprie prede, un riconoscere loro una funzione e un’importanza per la propria esistenza che va al di là della commercializzazione delle loro spoglie. In realtà anche il suo rapporto cacciatore-preda sembra improntato ad una bruta funzionalità che poco spazio sembra lasciare ad altro. Le sue prede sono per lui essenzialmente una fonte di reddito, al massimo un elemento del paesaggio ma, almeno nel contesto del film, non sembra particolarmente legato ad esse o dar loro una qualche importanza. Non lo so, forse quello del trapper è solo un rapporto sano col proprio cibo e il proprio lavoro: non credo che un leopardo si faccia menate sulla gazzella che sta masticando, forse questi pensieri su di un legame predatore-preda sono cose che posso permettermi io perché non devo cacciare per riempirmi la pancia e stare al caldo; in effetti il poter uscire a prendere una boccata d’ aria senza portarsi dietro una lancia di selce è una cosa che ti da un bel po’ di tempo libero da occupare con pensieri oziosi…Eppure io penso che l’ essere umano abbia un’identità di predatore, una consapevolezza di predatore, diversa da quella che può avere un leopardo o un coccodrillo, non migliore, diversa. Diversa è la capacità e la tendenza dell’essere umano di concepire un tempo altro dal “qui ed ora”, diversa la tendenza a stabilire relazioni tra le cose anche a livello simbolico e senza un diretto nesso causale tra loro, ecc…diverso il ripercorrere mentalmente o l’anticipare nella fantasia l’ atto di uccidere, cacciare e cibarsi, diversa la capacità di stabilire relazione con l’ altro da sé inteso anche come altro dall’umano, si pensi ai graffiti preistorici raffiguranti scene di caccia o al significato dell’ animale nelle culture degli indiani d’ America. Questa capacità di rapportarsi con l’atro, col non umano, di vedere cacciatore e preda come interdipendenti e come parte di uno stesso flusso ciclico in cui è impossibile un rapporto di dominanza di una parte sull’altra io in questo film non l’ ho visto, mi aspettavo di vederlo, l’ ho cercato, ma non l’ ho visto. Sarà per questo che sono rimasto deluso, non so.
Per la verità questo ultimo cacciatore del grande nord mi sembra parecchio spocchioso con tutto il suo parlare dell’importanza dei cacciatori per mantenere l’ equilibrio ecologico nei loro territori, del suo essere “necessario” al territorio perché esso mantenga la propria salute. Cioè, questo tizio se ne sta tutto il tempo a “contatto con la natura” (qualunque cosa questo voglia dire), da essa prende le materie prime per farsi una casa, buona parte del proprio cibo e la fonte del proprio reddito. Secondo i ritmi delle stagioni e dell’ambiente che lo accoglie regola i propri ritmi e le proprie priorità, e contro le asperità dell’ ambiente in cui è calato lotta tutti i giorni, vede i suoi simili una volta l’ anno e quotidianamente vive a contatto con altre specie perfettamente integrate nel suo stesso ambiente, nel territorio di caccia da cui egli stesso dipende… E a starlo a sentire sembra che tutto si riduca ad un: ”Và, và che disordine questo territorio pieno di animali da pelliccia e salmoni! Per fortuna che ci sono qua io a sterminare un po’ di castori, linci, lontre e quant’ altro, e a pescare un po’ di inutile pesce, che se non ci fossi io a sfoltire un po’ i branchi sai il casino che ti combinerebbero lasciati a loro stessi…e mi pagano pure poco le pelli! Cazzarola! Che se non ci avessi la coscienza ecologica che ci ho, mollerei tutto e poi voglio vederli orsi e lupi a fare il mio lavoro da soli, voglio vederli…tsè”.
Ecco, ironia a parte, Norman mi sembra un po’ troppo consapevole di essere in cima alla catena alimentare, non sembra sentirsi parte di un flusso di un qualcosa di più grande, magari la sua vita sarà anche a basso impatto ambientale, ma io lo vedo molto attento “al territorio” e poco attento ai suoi “coinquilini” se non come risorsa da sfruttare. Paradossalmente mi sembra poco in armonia col suo contesto, poco interessato alla cosa forse. Tant’è che passa in solitudine enormi quantità di tempo pur avendo una compagna, con cui comunque non è che faccia queste gran chiacchierate anche quando la vede; si mostra fiero della propria vita e dei propri valori ma intanto non fa figli cui provare a tramandare il proprio modello comportamentale e i propri valori; parla con quieta rassegnazione delle compagnie del legno che si mangiano i vecchi territori di caccia e dell’inevitabile andare in malora del suo stesso territorio, e di quello del suo amico, alla loro dipartita, e questo senza che la cosa apparentemente lo tocchi più di tanto, benché si ritenga un paladino della salute del territorio il cui ruolo è indispensabile.
Io in Norman vedo un orgoglio dell’estinzione, dell’ essere uno degli ultimi della sua specie , che non posso considerare sano o “naturale”, vedo un compiacimento nell’isolamento che non so quanto abbia a che fare con le sole condizioni ambientali e che non necessariamente porta alla saggezza o ad una superiore comprensione delle cose, vedo una rassegnata assenza di futuro che un po’ mi deprime e un po’ mi irrita come manifestazione di spocchia.
No, come vi premettevo questo film non mi è piaciuto, se cercavate una ponderata ed obiettiva critica cinematografica dovevate guardare altrove…io vi avevo avvisati.



Celso Maffi


Ha visto un film.

P.S.: l'articolo è stato scritto per la rivista del suo dojo, quindi se vi chiedono dove l'aveta già letto acqua in bocca ;-)

P.P.S.: vi ricordo che un dojo è una palestra dove si praticano arti marziali, e che io sono gracile ed indifeso... pensateci prima di spifferare che ho pubblicato l'articolo di Celso!

P.P.P.S.: in realtà l'articolo era ben impaginato e con un immaginina all'inizio... ma l'arte del copia / incolla non mi è propria.

16 luglio 2008

Forse non tutti sanno che...

Esiste un comitato nazionale di liberazione spiagge italiane, di cui Celso è fervente attivista.



Il comitato si propone di combattere, in modo pacifico, ma molto fastidioso, il sovraffollamento delle spiagge italiane.



In questa foto dimostrativa vediamo l'artista intento nella manomissione di una stuoietta da spiaggia.


In seguito le stuoiette manomesse vengono ri-confezionate e restituite di nascosto ai padroni.




Le attività del Comitato di liberazione spiagge italiane sono molteplici; dalla manomissione stuoiette da spiaggia alla sistematica rottura fermagli reggiseni.


Alcune flange più estreme arrivano alla modifica della taglia dei costumi da bagno ed a manifestazioni in spiaggia con centinaia di cani, ma non è questo il caso dell'artista.


Come si noterà dalla foto Celso ultimamente è particolarmente deperito, malaticcio ed emaciato, sono sicuro che nessuno voglia dispiacerlo non comprando almeno una o due sue opere... potrebbe essegli fatale...

04 aprile 2008

Anfibio... più anfibio!

L'arte è immedesimazione.

L'espressività dell'opera è spesso legata alla percezione che l'artista ha del soggetto. Così il messaggio trasmesso da due opere differenti ritraenti la stessa cosa è spesso differente.

Per una perfetta simbiosi al soggetto "Rana" l'artista ha lavorato veramente intensamente questa volta...

MESI!!! A tenere la pelle continuamente idratata... a sonnecchiare mezzo immerso in una pozza stagnante, e cimentandosi in esercizi di allungamento della lingua...

In questo periodo di immedesimazione, l'artista è dimagrito di 15Kg. Il puntiglio di nutrirsi esclusivamente di zanzare e mosche catturate a colpi di lingua, ed il muoversi sempre balzelloni, hanno giovato notevolmente alla sua linea.

Ne è valsa la pena?

Lascio la risposta allo spettatore di questa suggestionante opera.

Il prossimo soggetto, mi è parso di capire, sarà: "Orgia in stile Romano".

Pare che Celso non veda l'ora di immedesimarsi.

23 gennaio 2008

Alatriste new

Ecco il primo dei bozzetti dello scorso post trasformato in illustrazione.



Gli osservatori più attenti noteranno che l'opera è in parte cambiata nel passaggio...



Ad esempio:



Alatriste ha acquisito il gomito destro.



Inoltre mentre prima aveva i bordi rossastri ora li ha neri.



I capelli e la barba da bianchi sono diventati castano biondicci, così come la carnagione da bianca è ora rosata...



Ultimo dettaglio, cosa che solo i più fini osservatori noteranno... le mani sono di un colore diverso dalla faccia... questo perchè (e dicendo questo svelo un segreto militare) Alatriste indossa i guanti.



Ma basta tecnicismi, chi non è nel campo dell'arte potrebbe restare confuso da tutte queste nozioni.





Per segnalare altri dettagli sull'opera o per farsi trasformare da bozzetto ad illustrazine contattare liberamente l'indirizzo:

08 gennaio 2008

Papparappaaaaa!!!!

Gioia e Tripudio!

Ecco nuovo materiale da Celso! Ho dovuto obnubilargli i sensi con del Kebab ma l'ho convinto a passarmi gli schizzi di due nuove illustrazioni che sta realizzando!

Alatriste colpisce ancora, gioite gente!

Oggi! Ho! Imparato! I ! Punti! Esclamativi!





Contattare liberamente l'indirizzo!

mafficelso@hotmail.com

26 novembre 2007

Fumetti: terzo atto

Et Voilà!

Tempestivo come mai posto l'ultimo dei fumetti che Celso mi aveva mandato mesi fa, a dire il vero ero convinto di averlo già fatto... che brutto invecchiare...

Quest'opera, che a quanto ne so è tutta farina del sacco di Celso, è incompiuta per merito mio.
Ho infatti scoperto il modo per demotivare l'artista in quattro e quattr'otto: mi è bastato guardare le prime 3 pagine e dirgli:

"Figata 'sto fumetto, com'è che va avanti?"

Fulmineo blocco dell'artista e storia prematuramente conclusa... ora si rifiuta di parlarne e nega di averlo mai disegnato. :




Grande concorso "scrivi il seguito del fumetto incompiuto di Celso", in modo che lui possa traviare la vostra trama reinterpretandola nel suo modo perverso!
Premi per i finalisti:
1° Un organo interno, a scelta, espiantato A MANI NUDE direttamente dall'artista, o una sua controfigura (formalina per la conservazione esclusa).
2° Un orologio rotto, trovato nel dixan circa 12 anni fa da non si sa chi, e rinvenuto per terra dall'artista in persona.
3° Un set di cambiali che l'artista concederà di pagare al fortunato prescelto.
Ah! Facendo caso al libro di biancaneve riportato nel fumetto... nessuno ha notato il filo che lega Biancaneve e Bamby?
Che cervo pensate che abbia ucciso il cacciatore di Biancaneve per portare il cuore alla matrigna malvagia? Disney era troppo avanti.
Per partecipare al concorso o per confidare i vostri più intimi segreti contattare liberamente l'indirizzo:

06 novembre 2007

Macchianimata

L'indigenza è una brutta bestia... ci sono momenti nella vita di un uomo in cui i soldi mancano... prima di diventare ricco e famoso Celso si trovava a scegliere tra il cibo e la propria arte, e queste 2 opere ne sono l'esempio più lampante.

La storia di queste illustrazioni è profondamente legata al dramma umano che l'artista visse tot anni fa orsono.

In questa sede mi limiterò a riportare un riassunto dell'episodio, a chi fosse interessato alla versione integrale l'epopea è riportata per intero in un libro intitolato:

"Tragici eventi nella vita di un'artista povero e sconosciuto prima che diventasse alto, bello, biondo, ricco e famoso."

Sottotitolo:

"Esagerazioni sulla vita di Celso Maffi"

Edito dalla Mondadori.

Riassunto:

"...Venduti i pennelli per potersi comprare da mangiare Celso potè comprarsi 1/2 Kg di pasta Barilla, un sugo pronto Coop, un pollo con patate di 4 salti in padella e 16 Kg di caffè... erano pennelli molto rari i suoi.
Stanco di bere tutto quel caffè e privato dei propri pennelli l'artista si arrabattò come potè con ciò che aveva in abbondanza... il caffè.

Nacquero così le due illustrazioni 'Macchianimata', un altro piccolo passo per diventare ricco e famoso..."


Se siete collezionisti di pennelli, se volete una consulenza sullo spirito di adattamento o anche solo per una tazza di caffè contattate liberamente l'indirizzo:

mafficelso@hotmail.com

26 ottobre 2007

Civetta delle nevi

Civetta d'inverno... è come un film in bianco e nero visto alla tivù
verso l’interno qualche nuvola del cielo che si butta giù
sabbia bagnata, una lettera che il vento sta portando via
punti invisibili rincorsi dai cani, stanche parabole di vecchi gabbiani
e io che rimango qui sola a cercare un caffè
Civetta d’inverno è un concetto che il pensiero non considera
è poco moderno è qualcosa che nessuno mai desidera
alberghi chiusi manifesti già sbiaditi di pubblicità
macchine tracciano solchi su strade dove la pioggia d’estate non cade
e io che non riesco nemmeno a parlare con me.
Maremmamaiala, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via
maremmamaiala, qui non viene mai nessuno a farci compagnia
maremmamaiala, non ti posso guardare così perché
questo vento agita anche me, questo vento agita anche me.
Passerà il freddo e la spiaggia lentamente si colorerà
la radio e i giornali e una musica banale si diffonderà
nuove avventure discoteche illuminate piene di bugie
ma verso sera uno strano concerto e un ombrellone che rimane aperto
mi tuffo perplessa in momenti vissuti di già...

Chiedo umilmente perdono alla Bertè... era lei che la cantava penso...

Domenica castagne da Celso, visto il tempo prevedo pranzo a base di struttata di lardo con contorno di polenta taragna fritta, e il resto della giornata davanti al camino mangiando castagne comprate e bevendo vin brulè... amo andare a castagne.


Se qualcuno ama la natura come me e vuole prenotarsi una gita "castagna salutista da Celso" contatti liberamente la mail:



19 ottobre 2007

Centauro

Fin dalla notte dei tempi, l'uomo convive con figure mitologiche come il centauro, la sirena, il minotauro... queste figure sono sempre state catalogate come frutto dell'immaginazione dei nostri avi, ma se sapessimo guardarci meglio attorno...

Ad esempio, il mio vicino ha in giardino una di queste chimere e nessuno sembra accorgersene, non ho idea di come si chiami il suo animale domestico, fatto stà che è a tutti gli effetti l'incrocio tra un gatto ed una pera, forse ho già accennato al Gattopera in precedenza, ma sono troppo pigro per andare a guardare.

Una volta a Milano in un ristorante cinese ho visto la donna-bull terrier, che tra l'altro, più inquietante ancora della somiglianza di una ragazza ad un cane così assurdo è il fatto che la trovassi anche molto carina...

Altro essere ibrido di mia conoscenza è l'uomoscimmia, sul quale però non farò cenni e non darò indicazioni perchè in fin dei conti la vita mi è cara.

Poi ci sono le affinità di persone normali ad animali, io ad esempio come animale totemico ho il bradipo, dal quale ho acquisito la vitalità e la rapidità di movimento, Celso... Celso non lo so.


Per informazioni sul quadro o per partecipare al grande concorso "che animale è il Celso" postate all'indirizzo:

Potreste vincere un'appuntamento con me se siete donne o con Celso se siete uomini! Accorrete signore e signori!

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25 settembre 2007

Altre stampe

Questa domenica ho rivisto Celso, tra le varie cose mi ha aggiornato sulle attività di Fumo... il "suo" gatto.


Il povero gatto, avendo sterminato topi, uccellini, piccoli cani, talpe e tutti gli altri animaletti presenti nella proprietà del pittore, si vede costretto ad andare a sterminare in trasferta... ora arreda la casa di Celso sparpagliando pezzi di creaturine non meglio identificate catturate e torturate sulle proprietà dei vicini, solo per far capire all'artista che è il suo prediletto... e come monito.


Si racconta che una mattina Celso si sia svegliato con una testa di cavallo sul cuscino di fianco perchè aveva cambiato i croccantini a Fumo, ma questa è un'altra storia.


La stampa quì sotto non ho idea di come si chiami, mi pare "Fumo di buon umore" ma non ci metto la mano sul fuoco.



Per disinfestazioni, sternini indiscriminati o arredo alternativo rivolgetevi tranquillamente a Fumo tramite l'indirizzo di Celso:

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19 settembre 2007

La sedia blu

Per un certo periodo della sua vita Celso si è dato alle nature morte, tutte caratterizzate dalla presenza di una sedia blu...

Fior fiori di critici e filosofi hanno dibattuto sul significato di questa sedia blu, del suo valore simbolico e dei suoi legami con lo stato della realtà contemporanea... sul perchè ci fosse sempre quella maledetta sedia...

Qualche ardito ha perfino paragonato la sedia blu come la rappresentazione di una finestra sull'universo, essa sostiene ogni cosa, mentre noi siamo in grado di percepirne solo una parte per volta, di conseguenza, gli oggetti appoggiati sulla sedia non sono di volta in volta diversi, in realtà ci sono sempre stati tutti, semplicemente la nostra ristretta percezione non riesce a notarne che una parte per volta... anche la sedia che vediamo, quindi, non è che una parte di quello che è in realtà.

Affascinato dalla suddetta e da altre tra le innumerevoli teorie ipotizzate sulla sedia blu mi sono lanciato anch'io in una mia personale versione dei fatti:

Deciso di dipingere la sedia blu che teneva in anticamera, l'artista c'ha sempre trovato sopra qualcosa, quindi per non sbattersi a traslocare la roba ha ritratto anche quello che c'era sopra.

Tra l'altro, non per vantarmi, ma ad avvalorare la mia teoria c'è il fatto che la serie di nature morte si è bruscamente interrotta con la prematura scomparsa della sedia blu in un incidente mobiliare, dove Celso salito sulla sedia per tirare giù una ragnatela si ritrovò per terra dolorante tra i miseri resti della propria musa blu...








Per consulenze d'arredo, teorie sull'universo o eliminazione ragnatele rivolgetevi tranquillamente all'indirizzo:

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24 agosto 2007

Gli 8 immortali

Rieccoci quì, e come promesso ecco il telone da 3 x 28 Km che Celso ha realizzato con una di quelle macchinette per fare le strisce per le strade, l'opera come già accennato è stata realizzata per il dojo dove l'artista si allena.

Se devo essere sincero non ho ben presente cosa insegnino nel dojo in cui si allena, mi ha parlato di Tai Chi, Wing Chun, Jujitsu, allenamento con spade a lama nuda...

Tra le tante arti marziali l'artista ha scelto la via del guerriero etilico, l'arte di arrivare agli allenamenti giusto in tempo per festeggiare i passaggi di cintura, i compleanni, le nascite di figli...è un'arte che mette alla prova corpo e mente la sua, basata essenzialmente sullo spirito.









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